20 giugno 2015

Le Imposte

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Le imposte dopo la Vendita

Imposta di registro
L’imposta di registro è dovuta su tutti gli atti di compravendita di immobili diversi da quelli soggetti ad Iva (nei casi, ad esempio, in cui chi vende l’immobile è un privato, o un’impresa non costruttrice o comunque non avente la compravendita di immobili tra le sue finalità principali).Per la prima casa e relative pertinenze l’imposta di registro si applica con l’aliquota del 3%. Per tutte le altre abitazioni l’aliquota è del 10%.Per gli immobili di interesse storico, artistico o archeologico, vincolati ai sensi della legge 1089/39, l’aliquota è del 3%.

Iva
Si applica l’Iva ai trasferimenti di immobili ad uso abitativo quando il venditore è:
impresa costruttrice
impresa che ha per oggetto, esclusivo o principale, la compravendita di immobili
impresa che ha eseguito gli interventi di recupero previsti dalla legge 457/78, lettere C, D ed E dell’art. 31.

Per i fabbricati diversi dalle abitazioni (ad es. uffici, negozi), il trasferimento è soggetto ad Iva anche nel caso in cui l’immobile è ceduto da un’impresa non costruttrice, se questa ha detratto l’Iva nel precedente acquisto.L’aliquota applicata è del 4% per la prima casa (per abitazione “non di lusso”), del 10% per le altre abitazioni non di lusso, del 20%, di regola, per quelle di lusso.

Imposta ipotecaria
L’imposta ipotecaria incide per il 2% del prezzo di acquisto dell’immobile e grava sul compratore.In alternativa l’imposta si applica in misura fissa se si acquista da imprenditore oppure si ha diritto alle agevolazioni per l’acquisto della prima casa.

Imposta catastale
L’imposta catastale incide per l’1% del prezzo di acquisto dell’immobile e grava sul compratore.In alternativa l’imposta si applica in misura fissa se si acquista da imprenditore oppure si ha diritto alle agevolazioni per l’acquisto della prima casa.

IMU – Imposta comunale sugli immobili (x Padova vedere il seguente link http://www.padovanet.it/dettaglio.jsp?id=2518)
L’Imposta comunale sugli immobili meglio nota con l’acronimo “ICI” è un tributo comunale che grava sui fabbricati e sui terreni agricoli ed edificabili della Repubblica Italiana.
Nata come Imposta straordinaria sugli immobili (ISI) con il decreto legislativo 11 luglio 1992, n. 333 del Governo Amato, l’ICI ha preso la forma attuale con il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 e si è rapidamente evoluta divenendo una delle entrate più importanti nel bilancio dei comuni italiani, sostituendo trasferimenti di fondi dallo Stato centrale.
L’ICI è un’imposta sul patrimonio immobiliare; non è progressiva come le imposte sul reddito, ma grava sul valore del fabbricato con una percentuale fissa decisa dal Comune con un’apposita delibera del Consiglio Comunale, da emanarsi entro il 31 dicembre di ogni anno con effetto per l’anno successivo. Un elenco aggiornato di queste delibere è disponibile sul sito dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani).
Nella campagna elettorale 2006, Berlusconi durante un faccia a faccia televisivo [1] con Prodi annunciò di voler abolire l’ICI sulle prime case ma non venne eletto. Il 21 dicembre 2007, il Governo Prodi, poco prima della propria caduta, approvò con la legge Finanziaria 2008 un provvedimento volto a ridurre l’ICI prima casa introducendo un’ulteriore detrazione della base imponibile dell’1,33% (sino ad un massimo di 200 euro). Il successivo Governo Berlusconi con l’emanazione del decreto legge 93/2008, entrato in vigore il 29 maggio 2008, poi convertito in legge 126/2008 pubblicata sulla G.U. 174 del 26 luglio 2008, abolì del tutto l’imposta ICI sulla prima casa mantenendo l’esclusione delle abitazioni signorili, delle ville e dei castelli (Categorie catastali A/1, A/8 e A/9) già introdotta con la Finanziaria 2008. A partire dal 2012, il Governo Monti ha introdotto nuovamente l’imposta sulle prime case, definita impropriamente IMU (Imposta Municipale Unica).